POST 104/2025
I lavori parlamentari per la Manovra 2026 si avviano verso la conclusione, e in materia di locazioni brevi le forze politiche sembrano aver trovato la quadra.
Il fenomeno delle locazioni brevi è relativamente recente, ed è stato regolamentato sul piano fiscale nel 2017 dal Decreto Legge n. 50 e da successivi interventi normativi che hanno introdotto ulteriori integrazioni o modifiche.
L’art. 7 della Legge di Bilancio 2026 prevede delle modifiche alla disciplina vigente, e l’emendamento presentato a tale articolo, se approvato, stringe le maglie per le locazioni brevi in forma non imprenditoriale.
Dai quattro attualmente previsti, infatti, si riduce a due il numero di immobili che si possono destinare alle locazioni brevi in forma non imprenditoriale.
Resta possibile l’opzione per la cedolare secca in luogo della tassazione ordinaria IRPEF.
Sul primo immobile, a scelta del contribuente, potrà essere applicata l’aliquota del 21% e sul secondo immobile l’aliquota del 26%.
Dal terzo immobile in poi scatta automaticamente una presunzione di esercizio in forma imprenditoriale dell’attività. Chi ha almeno tre immobili in locazione breve e vuole proseguire con questa configurazione, quindi, dal 1° gennaio 2026 dovrà necessariamente dotarsi di una partita IVA in quanto i proventi di tutti gli immobili destinati a questo tipo di locazioni seguiranno le regole fiscali del reddito d’impresa.
I limiti indicati valgono anche per chi concede in locazione breve immobili di cui non è proprietario (ad esempio sublocatore o comodatario).
La soluzione migliore da adottare dipenderà dalla situazione soggettiva di ciascun contribuente.
Simone Colapietra
Studio EPICA – Treviso
