POST 354

Anche il Bitcoin va dichiarato
nel quadro RW. È questa l’ultima presa di posizione sul tema delle criptovalute
da parte dell’Agenzia delle Entrate attraverso una risposta (non pubblica) ad
un interpello.

Sulla scia della Risoluzione
n. 72/E/2016, che resta per altro l’unico documento di prassi ad aver
equiparato le criptovalute alle divise estere, l’Amministrazione Finanziaria
conferma la necessità di sottoporre anche le monete virtuali alla disciplina del
monitoraggio fiscale ex Dl 167/90.

A seguito di questa importante presa di
posizione sarà quindi opportuno che chi ha effettuato nel corso del 2017
investimenti in monete virtuali tenga conto della necessità di dover indicare
in dichiarazione dei redditi tali investimenti.

Il documento, oltre a
soffermarsi sugli obblighi in tema di monitoraggio, tratta anche delle relative
conseguenze sul piano reddituale ed IVAFE traendo tuttavia delle considerazioni
differenti.

Se infatti ai fini reddituali
il fatto di detenere moneta virtuale può generare, così come avviene per monete
estere tradizionali, reddito diverso tassabile ex articolo 67 TUIR (rileva ai
fini reddituali ogni cessione/prelievo di criptovaluta solo qualora la giacenza
media dell’insieme dei “wallet” detenuti superi la soglia fiscalmente rilevante
di euro 51.645,69 per 7 giorni consecutivi) ai fini IVAFE tale assimilazione
del “wallet” al deposito bancario, accennata dall’Agenzia, viene meno in quanto
l’imposta si applica esclusivamente ai depositi e conti correnti di natura
“bancaria” (cosa che i “wallet” digitali non sono).

Pertanto anche a seguito di
tali discordanti definizioni ai fini reddituali e IVAFE restano aperti numerosi
dubbi circa le modalità con cui gli investimenti in criptovalute debbano essere
indicati in RW.

Gli stessi infatti sembra
debbano essere comunque indicati nel quadro relativo al monitoraggio fiscale
anche nel caso in cui non abbiano prodotto reddito tassabile (in coerenza con i
criteri di compilazione propri del quadro RW).

Conseguenza più rilevante
sembra invece essere quella per la quale, non potendo i “wallet” essere
paragonati a depositi o conti correnti bancari, non si applicherebbe, ai fini
dichiarativi, l’esenzione prevista per gli investimenti inferiori ai 15 mila
euro.

In tal modo anche chi avesse deciso di
investire anche piccole somme nelle criptovalute sarà tenuto alla compilazione
del quadro RW
.

È dunque quanto mai
auspicabile, anche in vista dell’imminente stagione dichiarativa, un ulteriore chiarimento sul tema da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Alberto Simonetti
Dottore Commercialista – Studio EPICA – Treviso