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EPICANEWS

BLOG INFORMATIVO DELLO STUDIO EPICA

Aggiornamenti e notizie in materia aziendale, fiscale, contrattuale e societaria

Cassazione: credito per imposte estere anche se la dichiarazione è omessa.

Uncategorised Posted on Fri, April 16, 2021 13:11:49

POST 109/2020       

Con l’ordinanza n. 9725 depositata il 14 aprile 2021 la Corte di Cassazione si è espressa circa la possibilità di scomputare le imposte pagate all’estero anche nel caso in cui il contribuente abbia omesso di presentare la dichiarazione dei redditi qualora con il paese della fonte e l’Italia sia in vigore una convenzione per evitare le doppie imposizioni.

In questo caso il principio generale convenzionale che prevede in ogni caso la necessità di evitare la doppia imposizione tra i due Stati contraenti prevale sul dettato normativo interno rappresentato dall’articolo 165 comma 8 del TUIR.

La normativa italiana, sulla quale gli Uffici basano le loro verifiche, prevede l’impossibilità per il soggetto residente in Italia di scomputare dalle imposte complessivamente dovute il credito per le imposte versate all’estero qualora il loro ammontare non venga indicato nella dichiarazione dei redditi.

Nel caso in esame la Corte ha invece riconosciuto per un contribuente residente in Italia, che aveva conseguito dei redditi in Germania omettendo poi di dichiarali, la possibilità di scomputare le imposte pagate all’estero in virtù del principio di evitare la doppia imposizione presente nella convenzione tra Italia e Germania ed in particolar modo del diritto ivi stabilito, per il contribuente, di poter godere del credito di imposta per le imposte estere.

In questo caso quindi l’omissione della dichiarazione italiana non può, secondo i giudici di legittimità, essere ritenuta quale elemento suscettibile di precludere il riconoscimento dell’imposta pagata all’estero dal contribuente qualora tale limitazione risulti in contrasto con i divieti di doppia imposizione previsti dalle convenzioni.

Alberto Simonetti

Dottore Commercialista – Studio EPICA Treviso e Udine



Prededuzione a rischio per l’advisor.

Uncategorised Posted on Fri, April 09, 2021 08:43:32

POST 108/2021

Con la sentenza n. 4710/2021, la Suprema Corte esclude la prededuzione del professionista per il credito sorto in occasione dello studio e predisposizione di un piano di concordato rinunciato prima dell’ammissione, sul solco della precedente decisione (nr. 639/2021) che nega la funzionalità della prestazione professionale qualora la procedura non venga ammessa.

Viene così anticipato l’effetto di quanto previsto dall’art. 6, lett. c) e d) del Codice della Crisi che subordina detta prededuzione all’ammissione della procedura minore.

In un momento storico in cui la sorte di molte realtà imprenditoriali è legata a colori più che a dati numerici e a capacità manageriali, la ricerca della soluzione meno dolorosa per sfuggire al fallimento trova ora un ostacolo di non poco conto.

Invero, il rischio per il professionista di non vedersi riconosciuta la prededuzione per l’attività svolta nella ricerca, studio e predisposizione del piano concordatario che poi non dovesse essere ammesso per i più disparati motivi, reca in seno due serie problematiche: i) maggiori difficoltà per l’imprenditore a trovare professionisti disposti a correre tale rischio; ii) impiego di disponibilità immediate anche solo per avviare uno studio di fattibilità dell’operazione di soluzione della crisi.

Infatti, il professionista che dovesse accettare l’incarico è portato a farsi pagare il compenso il prima possibile onde potersi avvalere dell’esenzione da revocatoria ex art. 67, ancor prima di terminare il proprio incarico.

Tale posizione farà di certo discutere in quanto crea un notevole divario di trattamento tra il professionista che chiede immediatamente il pagamento del proprio compenso e il professionista che decide di attendere a chiederlo stante la già nota difficoltà economica del cliente.

La questione è ora alle Sezioni Unite al fine di decidere se tornare all’interpretazione storica, o consolidare il nuovo orientamento. 

Marco Bolognesi

Dottore Commercialista – Studio EPICA – Mestre Venezia



Tassazione piena degli utili extra-bilancio distribuiti dalle società di capitali a “ristretta base” (Cass. Civ., 30/3/2021, ordinanza n. 8730).

Uncategorised Posted on Wed, April 07, 2021 12:30:03

POST 107/2021

E’ noto che la consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione ammette la presunzione di distribuzione ai soci, sotto forma di utili occulti, dei ricavi non dichiarati dalle società di capitali a ristretta base partecipativa, con facoltà di prova contraria (negativa) da parte del contribuente.

Il Supremo Collegio, con una recente ordinanza, ribadisce altresì che gli utili extra-bilancio, “una volta accertati per altra via, -appunto presuntiva- vanno imputati in misura intera e non ridotta”, dovendosi escludere l’estensione alla fattispecie della regola secondo cui gli utili distribuiti dalle società di capitali concorrono alla formazione del reddito imponibile complessivo limitatamente al 40% del loro ammontare.

E’ ben vero -come afferma la Corte nella propria decisione- che “la norma di riferimento all’epoca dei fatti applicabile (art. 47, comma 1 d. lgs. n. 917 del 1986) faceva riferimento agli ‘utili distribuiti in qualsiasi forma e sotto qualsiasi denominazione dalle società’.

E’, tuttavia, altrettanto vero che la norma proseguiva citando, come fonti della presunzione reddituale, il bilancio dell’esercizio e le riserve non in sospensione d’imposta.

Il che, logicamente, conduce a interpretare la disposizione nel senso che la limitazione alla percentuale del 40% operava solo con riferimento ai redditi regolarmente dichiarati dalla società in un documento contabile, di talchè l’atipicità (quanto alle modalità della distribuzione) era riferita solo alla nomenclatura attribuita agli stessi dalla società, ma rimaneva condizionata al positivo riscontro della loro effettiva maturazione per effetto dell’inserimento in bilancio” (ordinanza 30/3/2021, n. 8730).

Poiché gli utili presunti in base ai ricavi extracontabili sono, per definizione, distribuiti al di fuori delle risultanze del bilancio, gli stessi sono tassabili senza la limitazione al 40% del loro ammontare.

Questa regola torna applicabile qualora (e nella misura in cui) i maggiori ricavi siano definiti con il pagamento dell’Ires dalla società partecipata nell’ambito del procedimento di accertamento con adesione (o in sede di conciliazione giudiziale dopo il ricorso), secondo una prassi dell’Agenzia delle Entrate volta ad evitare una doppia imposizione economica dello stesso provento reddituale.

Avv. Claudio Tiberti



L’OIC conferma la possibilità di rivalutazione dei beni immateriali non iscritti a bilancio.

Uncategorised Posted on Mon, April 05, 2021 09:22:24

POST 106/2021

E’ stata pubblicata la versione definitiva del Documento Interpretativo nr. 7 dell’OIC (Organismo italiano di contabilità) in tema di trattamento contabile della rivalutazione dei beni d’impresa ai sensi dell’art.110 del D.L. 104 del 2020.

Il documento contiene importanti chiarimenti, tra i quali spicca la conferma della possibilità di rivalutare i beni immateriali mai iscritti in bilancio, i cui costi sono transitati a conto economico, seppur capitalizzabili, a condizione che i beni siano ancora giuridicamente tutelati.

Le motivazioni riportate in calce al documento chiariscono che non sarebbe corretto generare una disparità di trattamento tra le società che hanno deciso di iscrivere a conto economico i costi di registrazione di un marchio rispetto a quelle che, a parità di condizioni, hanno deciso di capitalizzare tali costi tra i beni immateriali.

Lorenzo Tirindelli

Dottore Commercialista – Studio Epica – Treviso Montebelluna



Imponibilità delle donazioni indirette.

Uncategorised Posted on Mon, April 05, 2021 09:19:17

POST 105/2021

La Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 8275 del 24 marzo 2021 ha ribadito il principio secondo cui “Le liberalità indirette, non formalizzate in atti pubblici, sono rimaste imponibili anche nell’ambito della nuova imposta” di donazione di cui al D.L. 262/2006″.

Le donazioni indirette, che si concretano nella maggior parte dei casi in situazioni nelle quali non vi è un atto scritto (es. bonifico bancario, intenzionale decorso di un termine di prescrizione o di usucapione), sono dunque soggette a tassazione anche se non esplicate in un atto scritto.

Tommaso Talluto

Avvocato – Studio EPICA – Treviso



Cassazione: costi pluriennali sempre accertabili anche se l’anno che li ha determinati è decaduto.

Uncategorised Posted on Fri, April 02, 2021 09:56:31

POST 104/2021

L’Agenzia delle Entrate può sempre rettificare la componente di reddito determinata dall’onere pluriennale anche nel caso in cui l’anno nel quale detto onere è stato iscritto per la prima volta in bilancio sia ormai non più accertabile.

È questo in estrema sintesi il principio espresso dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 8500 del 25 marzo 2021.

Secondo i Giudici di legittimità la possibilità di accertamento da parte dell’Ufficio non può essere preclusa dal fatto che l’elemento originario del costo pluriennale sia derivato in un annualità ormai non più accertabile a causa della decadenza dei termini ordinari.

Ogni rateo infatti ha un’autonoma rilevanza rispetto al periodo di imposta sul quale incide. 

In questo modo l’accertamento deve essere possibile su ogni annualità anche con riguardo al fatto costitutivo dell’elemento pluriennale dedotto e non soltanto alla correttezza della singola quota annuale di deduzione.

Con questo quindi il mancato accertamento della dichiarazione dove l’elemento pluriennale emerge per la prima volta non compromette l’attività accertativa degli uffici dell’Amministrazione finanziaria sulle annualità successive. Più precisamente le Sezioni Unite affermano che “nel caso di contestazione di un componente di reddito ad efficacia pluriennale per ragioni diverse dall’errato computo del singolo rateo dedotto e concernenti invece il fatto generatore ed il presupposto costitutivo di esso, la decadenza dell’amministrazione finanziaria dalla potestà di accertamento va riguardata, ex articolo 43 D.P.R. 600/1973, in applicazione del termine per la rettifica della dichiarazione nella quale il singolo rateo di suddivisione del componente pluriennale è indicato, non già in applicazione del termine per la rettifica della dichiarazione concernente il periodo di imposta nel quale quel componente sia maturato o iscritto per la prima volta in bilancio”.

Dal punto di vista operativo quindi questa posizione porta con se dei rilievi non secondari. Si pensi ad esempio al caso dell’immobile strumentale acquistato nel 2000 per il quale viene applica un’aliquota d’ammortamento del 3%. Questo determinerà quote di ammortamento per 33 anni ovvero fino al 2032. L’ultima quota dell’ammortamento sarà quindi, stando alle regole odierne sul decadimento, accertabile fino al 31 dicembre 2039 ponendo così a carico del contribuente la necessità di conservare la documentazione relativa al bene per un periodo ben più lungo rispetto a quello dell’ordinario periodo di accertamento.

Stesse considerazioni possono poi valere, ad esempio, anche per le detrazioni edilizie dei privati per le quali la detrazione di imposta si estende per più esercizi.

Alberto Simonetti

Dottore Commercialista – Studio EPICA Treviso e Udine



Decreto Sostegni: Art 14 – Terzo Settore.

Uncategorised Posted on Thu, April 01, 2021 10:52:45

POST 103/2021

L’art 14 del D.L. 41/2021 (Decreto Sostegni) ha previsto l’incremento del fondo per il supporto degli Enti del Terzo settore rivolto alle Odv, alle Aps e alle Onlus, con 100 milioni di euro per il 2021; inoltre ha disposto la proroga al 31 maggio 2021 del termine entro il quale gli Enti del Terzo settore possono modificare i propri statuti con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria, al fine di adeguarsi alle nuove disposizioni del Codice del terzo settore (dlgs 117/2017).

Federica Salvagno

Dottore Commercialista – Studio EPICA – Treviso e Chioggia



Decreto Sostegni: Art 13 incremento fondo ultima istanza per professionisti.

Uncategorised Posted on Thu, April 01, 2021 10:50:49

POST 102/2021

L’art 13 del D.L. 41/2021 (Decreto Sostegni) ha previsto il rifinanziamento per 10 milioni di euro, del Fondo per il reddito di ultima istanza, che era stato introdotto dall’articolo 44, D.L. 18/2020 (Decreto Cura Italia), al fine di garantire il riconoscimento, per il mese maggio 2020, dell’indennità di 1.000 euro, in favore dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria.

Questo importo sarà riconosciuto ai professionisti iscritti agli ordini professionali, che abbiano;

  • percepito, nel 2018, un reddito non superiore a 35.000 euro;
  • percepito, nel 2018, un reddito compreso tra i 35.000 ed i 50.000 euro e che abbiano cessato, sospeso o ridotto la loro attività di almeno il 33% nel primo trimestre 2020 rispetto al medesimo periodo del 2019 causa Covid.

Federica Salvagno

Dottore Commercialista – Studio EPICA – Treviso e Chioggia



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